Nell’uggiosa mattinata di sabato 18 maggio 2019 in una decoratissima sala della biblioteca “Holden” la scrittrice bolognese di noir, Marilù Oliva, ha spiegato come scrivere un libro attraverso l’ingegnosa metafora delle tre stanze.

“Tanti scrivono ma se c’è un fuoco vivo dentro di noi non dobbiamo farci scoraggiare” così ha esordito la scrittrice, mettendo in chiaro subito la difficoltà insita nella scrittura di un libro ma mai demoralizzarsi se si ritiene la strada giusta. Successivamente ha toccato un argomento molto sensibile: il dolore. Come uno scrittore può porsi dinanzi? Secondo Oliva è indispensabile parlarne ma prima deve essere ampiamente metabolizzato così da poterlo rielaborare a proprio piacimento nel pieno rispetto del lettore. Ma veniamo alle cose più pratiche: come scrivere un libro? Sembrerebbe quasi facile con l’aiuto della metafora delle tre stanze. La scrittrice ha preso tre fogli: la stanza della realtà, della fantasia e dell’officina. Per quanto riguarda la realtà, ha spiegato, non ci sarebbe un romanzo senza la vita quindi è quasi obbligatorio attingere dal nostro quotidiano. La stanza della fantasia è un luogo magico, dove tutto ciò che desideriamo accade, anche se si è adulti. Tutte le idee nella nostra mente non possono essere semplicemente scritte, hanno bisogno di essere rielaborate e tutto ciò accade nell’officina. In questa stanza bisogna fare i conti anche con i demoni degli scrittori: le ossessioni della morte, del tempo e del potere principalmente. La scrittrice ha fatto inoltre una distinzione fra il genere noir e il giallo. Il primo indaga più a livello emotivo, psicologico e sono importanti le motivazioni; mentre il secondo è più “tecnico”, si vuole sapere subito il colpevole senza attraversare il momento del lutto. Nell’ultima ora del laboratorio Oliva ci ha assegnato un lavoro di composizione: raccontare in dieci righe il fuoco di un libro attraverso un personaggio, i demoni dello scrittore oppure (per i più creativi) scrivere la storia di un libro che si ha già in mente.

Asia Ariosto.

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