Capolavoro dell’anno o totale banalità?

In una Milano borghese e caotica si muovono personaggi altrettanto mondani e controversi. Agitati da mille dubbi e sospetti, danno vita ad una storia animata da mezze verità fra le quali anche il lettore fatica a formarsi un’opinione sui protagonisti.

Il tutto prende il via dal “Malinteso”, come viene soprannominato da Carlo e Margherita, cioè la scoperta in flagrante del primo insieme ad una sua studentessa nei bagni dell’università in cui insegna. Da qui prenderanno spunto le riflessioni su fedeltà e infedeltà che si svilupperanno nel corso della narrazione. Attraverso il duplice punto di vista di Moglie e marito, che dopo esser passati entrambi attraverso un primo momento di incertezza, decidono che tradire non avrebbe scalfito in alcun modo il loro matrimonio, in quanto i sentimenti nutriti l’uno nei confronti dell’altra sarebbero rimasti inalterati.

Partendo da questi presupposti, le idee sviluppate su questa tematica si prospettano originali per poi rivelarsi piuttosto scontate e ritrite. Perché? Perché le riflessioni sono brevi, marginali, inserite in contesti che non le valorizzano e di poco spessore. L’autore cerca di indagare le psicologie dei personaggi attraverso un susseguirsi serrato di dialoghi, con uno stile quasi cinematografico che perlomeno rende più vividi il tutto. Se la prima parte è salvabile la seconda sembra quasi una buona bozza che poteva diventare un’interessante romanzo compiuto ma in parte fallendo.

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