Arriva il 29 maggio a Ravenna: Alessandro Robecchi è ospite dello Scrittura Festival in piazza Unità d’Italia, dove è accolto da un pubblico numeroso e coinvolto. Se nel corso di trent’anni di carriera è quasi unicamente conosciuto come giornalista e autore di satira anche televisiva, presenta questa volta “Torto Marcio”, l’ultimissimo romanzo della serie che nel 2014 esordisce con “Questa non è una canzone d’amore” e che, rivela l’autore, potrebbe non essere ancora giunta al suo termine. La forma dei romanzi, abilmente riusciti in un connubio fra il romanzo di genere e di critica sociale, rappresentano l’espressione di un Robecchi che trova nella narrativa una libertà fuori dai confini della disciplina entro i quali si trova “relegato” nell’attività di tutti i giorni.
Quando l’intreccio è perfettamente realizzato e le vicende sono intrise di mistero e contraddizioni, emergono non esplicitate quanto velate dall’ironia riflessioni su paradossi e luoghi comuni che dominano la città di Milano e la sua società. Le vetrine luccicanti, le macchine di lusso e i palazzi stile Abu Dhabi (così definiti dall’autore), riversano la città nella banalità dei luoghi comuni, descritta entro una realtà monodimensionale e generale, che la nasconde invece dalle numerosissime sfumature che contribuiscono alla sua totalità. E’ qui che la Milano “alta” in cui si muove il protagonista Carlo Monterossi si affianca alla periferia, ai bassifondi, alla povertà e alle occupazioni abusive: è lungo queste innumerevoli realtà che compongono la scala sociale che il personaggio, mai in pace con se stesso e con qualche nota blues, riesce a muoversi.
L’incredibile ricchezza che troviamo all’interno della Milano del romanzo, è anche propria dei personaggi, estremamente vari, fuori dai luoghi comuni. Il poliziotto Ghezzi, abile e profondo osservatore delle motivazioni criminali, o Katrina, che a Robecchi piace definire una vera e propria governante dal carattere materno e donna di fede, una voce esterna indispensabile per il quadro descrittivo di Monterossi.
Grazie ai meccanismi sociali sviluppati nel romanzo poi, l’intervista tocca anche i temi che dominano il dibattito attuale: la satira, il cinismo televisivo, le piattaforme social, la politica, persino l’opinione pubblica relativa al premio nobel per la letteratura Bob Dylan, fonte di ispirazione per l’autore durante la descrizione degli stati d’animo del suo protagonista. Ed è così che tra commenti ironici e riflessioni sul mondo sociale presente, emerge il punto fermo e filo conduttore del lavoro di Robecchi: alla domanda “Quale ritiene sia il linguaggio che parla di più alla gente, quello che va più in profondità?”, ci dice “Penso di non poter rispondere a questa domanda, tutto ciò che succede oggi è talmente assurdo, quasi fluido nella sua assurdità, da poter ragionare soltanto su coloro che sanno mostrare, con ironia, ciò che succede. È forse il linguaggio migliore quello dell’onestà e dell’obiettività nel raccontare la realtà?

Lucia Bagioni

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Foto incontro con Alessandro Robecchi in Piazza Unità d’Italia.

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